martedì 3 settembre 2013

Colori per le dita fai da te



La decisione di non andare più al supermercato va di pari passo con quella di dedicarmi il più possibile all’autoproduzione.
Ci sono infatti delle volte in cui non vado neanche nei negozietti né nei mercatini, ma le cose provo a farmele direttamente da sola. Come è successo ieri con i colori per le dita che ho fatto per mia figlia.

Io e mio marito amiamo da sempre dedicarci all’autoproduzione e lo facciamo per il semplice motivo che…ci piace da matti!
E così cerchiamo di produrci non solo prodotti alimentari, ma anche oggetti, vestiti, accessori e chi più ne ha più ne metta.

Inoltre amiamo far fare a nostra figlia le esperienza più disparate, ci piace vederla sperimentare e dare libero sfogo alla sua creatività. E cosa c’è di più liberatorio del colorare con le dita, provare la consistenza dei colori e osservare il loro effetto sulla carta?

Su Internet ho trovato una ricetta semplicissima, i cui ingredienti sono sicuramente già presenti in casa vostra:
- 3 cucchiai di zucchero
- mezzo cucchiaino di sale
- mezza tazza di farina
- 2 tazze di acqua

Basta mescolare gli ingredienti e farli addensare sul fuoco,


poi ho invasettato la cremina ottenuta (che tra l’altro ha un ottimo sapore)


e aggiunto i coloranti alimentari.


Abbiamo quindi aspettato che il composto si raffreddasse…e poi voilà, via libera alla fantasia e alla sperimentazione!


A mio parere questa ricetta è perfetta per i più piccolini, per far fare le primissime esperienze di colore ai bambini troppo piccoli per maneggiare un pennello.
Il colore può essere tranquillamente messo in bocca e ingerito, la sua consistenza è davvero interessante e non dovrete preoccuparvi che il bambino si sporchi troppo. Per pulire questi colori, infatti, basta pochissima acqua.

Naturalmente in commercio potete trovare dei colori per le dita a prezzi ragionevoli (anche se non conosco la loro composizione), ma ci metterete davvero pochi minuti a creare questi.
E poi volete mettere la soddisfazione?!?

venerdì 30 agosto 2013

Lode, lode, lode al G.A.S.



Sempre sia lodato il G.A.S.
Dove G.A.S. sta per Gruppo di Acquisto Solidale.

No, davvero, il G.A.S. mi ha semplificato molto la vita, e non solo da quando ho smesso di andare al supermercato, ma più in generale da quando ho aderito per la prima volta a un Gruppo di Acquisto, più o meno 5 anni fa.

(Tra parentesi, questo mio esperimento di non mettere piede in un supermercato per un anno non è nulla di eccezionale. Conosco diverse persone che, dopo aver aderito a un G.A.S., hanno praticamente smesso di andare al supermercato.)

Avevo provato a scrivere una breve descrizione di cosa fosse un G.A.S., poi ho controllato online e ho trovato parole molto più efficaci delle mie, che incollo qui:

“Il Gruppo d'Acquisto Solidale si costituisce, in genere, per favorire la riflessione sui temi dell'alimentazione con prodotti biologici, l'acquisto dei prodotti stessi a prezzi accessibili e per stabilire patti fiduciari tra consumatori e produttori (soprattutto locali). (…) Ne consegue un aumento del livello di soddisfazione per ambedue le parti. La merce termina di essere solo prodotto e diventa anche strumento di relazione tra soggetti che, oltre ai ruoli di produttori e consumatori, mettono in gioco i propri "volti" e le proprie storie. (…) 
Un gruppo d’acquisto diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.”

In poche parole, un G.A.S. è formato da persone che decidono di acquistare prodotti di qualità, preferibilmente locali. Prodotti di qualsiasi tipo, dalle famose cassette di verdura ai detergenti per la casa. Gli acquisti vengono effettuati in modo critico: sono i consumatori (ovvero i membri del G.A.S.) a scegliere i produttori a cui affidarsi, garantendo così sostegno al lavoro di questi ultimi.

Pe r quel che riguarda l’organizzazione, ogni G.A.S. sceglie come organizzarsi: per motivi “logistici” io ho avuto a che fare con 3 G.A.S. e ognuno di questi seguiva una propria modalità, diversa da quella degli altri.

Finalmente da qualche tempo anche nel mio paese si è creato un Gruppo d’Acquisto ben strutturato e con cui mi trovo molto bene. Ogni settimana viene inviato un file con tutti i prodotti ordinabili (frutta e verdura, formaggi, prodotti da forno, marmellate, prodotti sott’olio e sott’aceto) in cui viene indicato il prezzo ad unità: si compila il file indicando il prodotto che si desidera ordinare, la quantità e lo si invia al referente. Il lunedì sera, poi, si va a ritirare quanto ordinato (si è stabilito un luogo di ritiro, un giorno ed un orario comuni) e si paga direttamente il produttore.
Fatto.
E non venitemi a dire che non è comodo.
Ditemi che preferite davvero andare al supermercato, cercare parcheggio, barcamenarvi tra la miriade di prodotti, fare i rally con il carrello e fare la fila alla cassa.
Non è meglio “fare la spesa” standosene comodamente seduti sul divano e andare a ritirare direttamente il tutto, incontrandosi con il produttore e scambiando due chiacchiere con gli altri gasisti?
Il tutto con la certezza di aver acquistato prodotti di qualità, di produttori locali che lottano quotidianamente per continuare a fare il proprio lavoro.

Ogni 3 mesi, poi, il mio G.A.S. partecipa ad un ordine INTERGAS: insieme ad altri Gruppi di Acquisto della zona si acquistano i prodotti non freschi (riso, farina, farro, orzo, pasta, legumi, prodotti equosolidali, - caffè, tè, zucchero, cioccolata, couscous – detersivi, prodotti per il corpo e per la casa…). L’ordine viene effettuato insieme ad altri G.A.S. per cercare di ottimizzare i trasporti e i prezzi, in quanto in questo caso non si tratta solo di produttori locali.

Infine, durante tutto l’anno, a seconda del clima, della disponibilità e delle produzioni, vengono effettuati ordini di carne, pesce e prodotti tipici di altre regioni.

Sinceramente, non riesco a trovare nessuna motivazione per cui non sia conveniente aderire a un G.A.S.
Ecco le obiezioni che solitamente ricevo.

1) “Bello. Però, sai, mio suocero ha l’orto e ci fornisce tutta la verdura di cui abbiamo bisogno.”
Beh, vabbeh, anche noi abbiamo l’orto e infatti non compriamo la verdura tramite il G.A.S.
 Però anche voi avrete pur bisogno di pasta, riso, detersivi, farina, uova …
Non so perché, ma è molto diffusa l’idea secondo cui “G.A.S. = cassetta di verdura”. No! Con il Gruppo d’Acquisto si può fare una spesa pressoché completa.

2) “Bello. Però, sai, noi siamo spesso via per lavoro e non potrei acquistare con regolarità.”
A chi aderisce al G.A.S. non viene richiesta regolarità negli acquisti, non bisogna impegnarsi ad acquistare qualcosa tutte le settimane.
Anche noi, ad esempio, praticamente partecipiamo solo agli ordini Intergas.
Certo, se uno si iscrive a un G.A.S.  e poi in 9 mesi non effettua neanche un acquisto… a quel punto è lecito domandarsi perché abbia deciso di aderire!

3) “Bello. Però vivo da solo e una cassetta di verdura è troppa per me.”
Ok, abbiamo già detto che non è vero che “G.A.S. = cassetta di verdura” ma si possono comprare tanti tipi di prodotti. Per quanto invece riguarda il discorso verdura nello specifico, conviene informarsi direttamente presso il proprio G.A.S. In quello del mio paese, ad esempio, non esiste la possibilità di acquistare delle cassette ma bisogna indicare il tipo e la quantità di verdura che si desidera. Vuoi solo un cespo di insalata? Sarai accontentato!

L’unica obiezione che mi ha convinta è stata quella della mia amica che, vivendo da sola e spesso rintanata in ufficio, compra davvero poche cose e preferisce recarsi in mercatini e negozietti il sabato mattina.

Detto ciò, non posso fare altro che consigliare davvero a TUTTI i Gruppi di Acquisto.
Perlomeno, non decidete a priori che non sono adatti a voi! Prima informatevi, cercate di capire come funziona il G.A.S. della vostra zona, parlate con qualcuno che ne faccia parte, date un’occhiata alla lista dei produttori e ai prezzi offerti.
POI decidete.



martedì 20 agosto 2013

La riscoperta delle botteghe



Un piccolo piacere che ho (ri)scoperto da quando ho smesso di andare al supermercato, è quello di frequentare le piccole botteghe del mio paese. Paese in cui abito da 7 anni, ma nelle quali non avevo mai messo piede. Perché? Boh!

Probabilmente per il solito discorso della “comodità”: meglio fare la spesa in un unico posto grande piuttosto che entrare in più negozietti situati tutti a pochi metri di distanza!
E poi sicuramente anche per una questione di risparmio: chissà che prezzi alti avrei trovato in quei negozi! A parte la stupidità dell’averli marchiati come “costosi” senza aver mai dato un’occhiata ai loro prezzi , ora posso affermare di aver notato sì dei prezzi leggermente superiori a quelli del supermercato (nonostante esistano comunque delle differenze da negozio a negozio), ma nulla che non venga compensato dalla qualità e bontà del prodotto e dal piacere del contatto diretto con il negoziante.

Vi ricordate cosa significa entrare in un negozio, scambiare due chiacchiere con il negoziante, chiedergli informazioni, consigli, ricevere in regalo un grissino per la bimba, assaggiare due tipi di prosciutto prima di decidere quale acquistare, essere salutati con un sorriso ed essere riconosciuti alla visita successiva?
Beh, secondo me tutto questo vale quell’euro e cinquanta in più che la spesa viene a costare. E ve lo dice una che (purtroppo) si trova a dover monitorare al centesimo ciò che spende.

E poi in queste botteghe si vedono cose meravigliose, tipo i mega-vasoni di vetro contenenti zucchero a velo…zucchero a velo che viene venduto all’etto…wow!
Vogliamo poi parlare delle caramelle dentro ai vasi di vetro? Un vero spettacolo per gli occhi!

La scelta di non andare al supermercato sta rivelando dei risvolti sempre più piacevoli…