Ormai è passato quasi un mese dall’inizio dell’esperimento
ed è quindi tempo di un primo bilancio.
1) Devo migliorarmi dal punto di vista organizzativo.
Dovrei imparare ad analizzare meglio le esigenze della nostra
famiglia così da ottimizzare i giri in paese (abitiamo un po’ fuori e siamo
dipendenti dalla macchina): non posso andare in bottega a comprare la ricotta e
tornarci anche il giorno successivo per comprare il prosciutto!
Ricordo che mia nonna decideva ogni mattina i pasti della
giornata e andava a fare la spesa di conseguenza. Andava quindi in negozio
tutti i santi giorni, ma il negozio in questione (una botteguccia d’altri
tempi, dove potevi trovare di tutto, dal capocollo agli stuzzicadenti) si
trovava ad un minuto a piedi da casa sua. Se si dimenticava qualcosa, il
negozio era sempre lì.
Purtroppo io non posso permettermelo.
Dovrei cercare di farmi una lista della spesa settimanale ma
questo sarà sicuramente difficile per me che sono tendenzialmente disorganizzata:
non faccio quasi mai la lista della spesa e quando la faccio mi dimentico di
portarla con me.
2) Una minima forma di risparmio c’è già stata in quanto,
non andando al supermercato, evito di comprare quelle cose di cui non si ha
davvero bisogno ma che ci si trova lì davanti e che alla fine si infilano nel
carrello perché “non si sa mai” o perché “beh, è in promozione!” (ad esempio,
nel mio caso specifico, la pancetta affumicata a cubetti).
3) Ho cominciato a fare più attenzione ai prezzi e a farmi
delle domande (spesso noiose, soprattutto per chi deve sopportare i miei
sproloqui). Tipo: perché la ricotta del Mercato della Terra costa 11 Euro al
chilo, quella del fornitore del Gruppo d’Acquisto costa 8 e quella dello
spaccio del caseificio viene 4,50 Euro al chilo? La ricotta del caseificio è
una ciofeca? Oddio, quale ricotta compro?!?
Ma non temete, sull’affaire ricotta seguirà un
interessantissimo post a parte!
4) È difficilissimo trovare del pesce. Attendo con ansia il
prossimo ordine Fishbox.
5) Ho riflettuto sul fatto che è da almeno almeno 25 anni che
non metto piede in una macelleria (ok, chissenefrega), cioè da quando mia nonna
mi spediva nella macelleria sotto casa con il suo borsellino pieno di monete da
100 e 200 lire e carte da mille lire.
Noi mangiamo carne (anche se molto poca) ma prendiamo la
carne di manzo da mio suocero, che è un allevatore, mentre ogni tanto compravo
dei petti di pollo bio alla coop. Non andando più al supermercato, ho preso in
considerazione l’ipotesi di recarmi dal macellaio e riflettendoci ho notato che
è da almeno due decenni che non ci vado più. E la domanda sorge
spontanea…perché?
Sicuramente per comodità, non tanto per una questione
economica, in quanto ovviamente non ho la più pallida idea di quali prezzi
offra una macelleria. Chissà quante persone hanno fatto come me e chissà quante
macellerie hanno chiuso!
Poi si può sicuramente ragionare sull’etica del mangiare la carne,
ma questo è un discorso a parte.
Insomma, moooooooolto deve ancora essere fatto ma al momento
devo ammettere di ritenermi soddisfatta.
Sono soddisfatta della scelta presa che, anche se spesso e
volentieri mi complica la vita (ed è su questo aspetto in particolare che devo
lavorare), mi sta facendo scoprire tante cose interessanti.
Sto approfondendo alcune realtà del territorio, sto facendo
scelte più consapevoli.
Sto prestando molta più attenzione al modo in cui si
alimenta la mia famiglia e lo stiamo modificando di conseguenza.
Mi pongo per la prima volta delle domande assolutamente
lecite (anzi, spesso mi domando come ho fatto a non pensarci prima) e cerco di
capire e apprezzare il valore qualità-prezzo vari cibi. Tutte cose che cercavo
di fare anche prima, ma solo ora mi accorgo che mi fermavo ad un livello
superficiale.
La scappatoia del supermercato era sempre lì, a portata di
mano, e rinunciarvi era difficile…

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